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6
febbraio
2015

di Carlotta Quadri

Ieri mattina un ascoltatore, come spesso accade in Tutto Esaurito, ha lanciato un argomento di discussione apparentemente leggero: la difficoltà delle persone a dire di no. Dire di no a impegni che magari non avremmo voglia di onorare ma ai quali, chissà per quale ragione, sentiamo il dovere di partecipare.
Cene con gli amici, compleanni di persone di cui ci interessa relativamente, pranzi con famigliari a cui teniamo in maniera marginale. Quante volte capita di pensare “non ne ho nessuna voglia ma ho detto che andavo”, ritrovandosi incastrati ad ascoltare conversazioni di cui non ci interessa, appuntamenti che non ci lasciano nulla, se non la stanchezza il giorno dopo.
Per quanto riguarda me, sono cresciuta sperando di sviluppare un giorno il dono dell’ubiquità.
Il tempo, declinato in ventiquattro ore, non mi è mai bastato.
Anni passati a correre per poter essere dall’amico che si è lasciato, alla cena di compleanno, dall’amica in crisi esistenziale.
Questo forse è da ricondurre a quando in Chiesa, da piccola, cantavo “viva la gente” (“…dentro tutti quanti c’è del bene c’è del mal, ma in fondo ad ogni cuore è nascosto un capital…”) perché sentivo il cuore riempirsi, pensando a quanto le persone possano e sappiano essere meravigliose.
Grazie a questa naturale inclinazione a fidarmi del prossimo, sono cresciuta facendomi in quattro per gli altri. Le persone, per me, sono sempre stati mondi da esplorare. Mi diverto a capirne le sfaccettature.
Scoprire caratteri e modi di vedere la vita diametralmente opposti al mio, mi ha sempre dato la sensazione di arricchirmi.
Capita che mi affezioni a un occasionale compagno di viaggio senza voler scendere dal treno prima di sapere che in qualche modo forse le nostre strade si incroceranno nuovamente.
Senza che ciò debba accadere per forza ma l’opzione che possa succedere, mi fa sentire meglio (in questo, di certo, i social network mi hanno nettamente aiutata).

«Freud decreterebbe certamente che ho un serio problema con l’abbandono. »

Con il passare degli anni, nonostante la mia indole sia sempre la stessa, ho però imparato a incanalare le mie energie; a essere un po’ più egoista (per niente facile per una che cantava viva la gente).
A fregarmene se c’è chi non capisce, chi si offende.
Con la naturale riduzione del tempo a disposizione, ho imparato a dire di no. Senza inventare scuse.
Mi sono liberata del contorno, ho “potato i rami secchi”, mi sono concentrata su ciò che ho realmente voglia di fare, sulle persone che mi arricchiscono e, soprattutto, che non hanno bisogno di prove, cene e appuntamenti vari, per sapere che se hanno bisogno di me, io ci sono.
Pensando a quante siano già le imposizioni che subiamo quotidianamente, mi sono scrollata di dosso quell’inutile senso del dovere.
Sono pressoché certa che se mi chiedessero quale reputo essere la più grande libertà che un uomo possa conquistare, risponderei senza dubbio: infischiarsene di ciò che gli altri pensano di noi.
Perché chi non ti ama, avrà sempre qualcosa da ridire su di te.
E allora, tanto vale dargli un argomento di discussione.

Scritto da Carlotta Quadri, Giornalista, autrice e speaker radiofonica

Mentre frequenta la Bocconi, capita per caso in radio. Il giorno dopo, come accade nei film, è in onda. Lascia un anno più tardi per concludere gli studi in economia e, una volta laureata, diventa giornalista professionista. Dopo aver collaborato con diverse testate, torna al primo amore: la radio.In questo blog, riesce a realizzare il sogno di coniugare le sue due grandi passioni.

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